Osservatorio PariSanità

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
Open Panel (Cookie accept)

L’Osservatorio PariSanità, sviluppato congiuntamente da C.R.E.A. Sanità e Centro studi Assobiomedica, si pone l’obiettivo di rilevare i processi di accesso alle prestazioni sanitarie e quelli di diffusione delle tecnologie innovative sul territorio nazionale. L’obiettivo ultimo è rilevare eventuali disomogeneità di accesso alle prestazioni a livello regionale. I risultati delle analisi svolte dall’Osservatorio PariSanità saranno oggetto di un rapporto annuale.

In generale, l’Osservatorio si propone di individuare i benefici derivanti dall’utilizzo di un’innovazione, sia in termini economico-organizzativi, sia in termini clinici, e di promuovere la conoscenza del fenomeno dell’accesso alle prestazioni con evidenze empiriche tratte dall’analisi di dati reali relativi alle prestazioni ospedaliere e specialistiche ambulatoriali erogate dal nostro Servizio sanitario nazionale (SSN).  Tutto questo al fine di fornire strumenti empiricamente fondati ai professionisti del settore, interessati a contribuire al miglioramento del nostro SSN e alla tutela della qualità della salute di tutti i cittadini. Alla base di questo progetto, dunque, c’è la constatazione che solo attraverso l’analisi delle evidenze empiriche disponibili si possano individuare le disomogeneità dell’assistenza sanitaria regionale in modo da pianificare azioni correttive necessarie a riequilibrare l’offerta sanitaria del SSN.

Nel suo primo anno di vita (2017), l’Osservatorio si è posto l’obiettivo di fotografare il fenomeno della diffusione di un’innovazione cosiddetta “dirompente”. Il gruppo di esperti della Commissione Europea che ha approfondito il tema dell’innovazione dirompente in sanità, ha riscontrato nelle tecniche mininvasive tutte le caratteristiche che le rendono innovazioni dirompenti. Una delle innovative tecniche mininvasive è la laparoscopia. Essa consiste in una tecnica chirurgica che consente l’accesso di dispositivi medici che attraverso piccoli fori raggiungono il sito anatomico su cui intervenire e, a differenza della tecnica tradizionale (laparotomia), permette di ridurre l’impatto e le conseguenze a lungo termine di un’operazione chirurgica senza diminuire l’efficacia clinica, migliorando gli esiti e ottenendo inoltre migliori risultati estetici (Soper, Swanström e Eubanks, 2008). La natura dirompente di questa innovazione introdotta nella pratica clinica permette: ­ di operare pazienti che prima, a causa delle condizioni cliniche complesse, non potevano essere sottoposti a operazioni con tecnica tradizionale; ­ la diminuzione del peso del trattamento chirurgico; ­ la creazione di nuovi ruoli professionali con una decentralizzazione dell’assistenza post-chirurgia; ­ di sviluppare nuove forme organizzative grazie al minore tempo di degenza post-operatoria e l’opzione del day-hospital.

In particolare, si è scelto di valutare il ricorso alla chirurgia laparoscopica per un insieme definito di interventi e procedure che afferiscono a tre branche specialistiche, indagando il livello di diffusione dell’innovativo approccio mininvasivo a livello nazionale e regionale e valutandone gli effetti in termini di efficienza organizzativa (utilizzando come indicatore la degenza ospedaliera).

 In sintesi, nel primo rapporto dell’Osservatorio PariSanità (Rapporto 2017) si indaga il percorso assistenziale dei ricoverati sottoposti a procedure chirurgiche effettuate in laparotomia e in laparoscopia attraverso l’analisi del tipo di procedura o intervento effettuato (appropriatezza professionale) e della durata della degenza ospedaliera (complessità organizzativa) (Vahanian et al. 2012; Cartabellotta 2009; Jung et al. 2007; Vitullo et al. 1997).

Per maggiori info: www.assobiomedica.it